Simone Giostra, conferenza Inarch
Simone Giostra Prima Parte
Simone Giostra Seconda Parte
Una lezione di metodo.
Scriveva Gregory Bateson che l’informazione è notizia di una differenza e che ciò che la scienza fa è proprio andare alla ricerca di differenze, attraverso strumenti (come il microscopio, il telescopio, gli orologi) che spostando via via la soglia del percepibile (il limite della differenza che siamo in grado di percepire) allargano il campo del conoscibile. L’incontro con Simone Giostra si è rivelato in questo senso una vera e propria lezione di metodo, mostrando più che immagini di progetti, un modo di pensare e fare architettura basato esattamente su un processo di elaborazione dell’informazione articolato in tre fasi. Fase uno: lettura del contesto ovvero individuazione dei fenomeni in campo.
Il territorio di progetto viene letto in termini di informazione, come campo di fenomeni naturali o antropici (sole, vento, turbolenze generate dal traffico su una infrastruttura viaria, etc.), variabili punto per punto, e come tali misurabili e trascrivibili in una o più matrici di dati. Fase due: il mapping. La matrice numerica risultante dalle operazioni di misura viene tradotta in una mappa grafica ovvero in un sistema visivo bi o tri-dimensionale che permette una lettura qualitativa e continua del fenomeno. Fase tre: conversione in un sistema fisico.
Ai valori della mappa viene associata una tecnologia specifica (pannelli fotovoltaici, turbine eoliche, barriere acustiche, piantumazioni etc. individuati come elementi fisici) modellata o adattata parametricamente, punto per punto, alla specificità locale del fenomeno, attraverso un preciso sistema di conversione. Esempio: i diversi colori indicanti la variazione di temperatura in una mappa dell’esposizione solare vengono convertiti in un sistema di ombreggiamento con densità variabili, corrispondenti ai colori della mappa.
Come scrive Giostra, è possibile così «rendere il paesaggio attivo ed interattivo agli agenti atmosferici ed ai suoi abitanti, attraverso dispositivi che reagiscano al sole ed al vento che lo investono, alle infrastrutture che lo attraversano, agli utenti che lo osservano. ”Equipaggiare” il paesaggio con sistemi digitali o analogici sensibili che rispondano attivamente ai continui cambiamenti delle condizioni di contesto e che ne migliorino la “performance”. Energy farms che transformino pendii assolati in distese di pannelli solari; turbine allineate lungo l’autostrada che catturino la turbolenza generata dal traffico veicolare e la convertano in energia; barriere acustiche che reagiscano all’intensita’ sonora che le investe e la traducano in arte digitale».
Marialuisa Palumbo

