Dogville, imparando da Lars von Trier
Lo studio danese JaJa Architects impara dal cinema e lo fa appunto con “Learning from Dogville” ( www.ja-ja.dk/), progetto quasi-omaggio al discusso film “Dogville”del regista conterraneo, Lars von Trier e che apre come è tradizione nella sua filmografia ,una trilogia sarcasticamente intitolata “America:paese delle opportunità”; e fu subito cult per gli spettatori affezionati al nichilismo cinematografico dell’ammirato-detestato genio del cinema nordeuropeo.

Arhus Denmark – JaJa Architetcs – Project:”Learning from Dogville”
Questa volta è Arhus,Danimarca,la terra delle opportunità:con questo progetto,vincitore dell’ Icopal Prize 2007 , JaJa Architects studio ribadisce il suo motto:dare risposte semplici a problemi complessi.
Quale occasione migliore dunque per (di)spiegare il purismo irriverente della lezione larsiana se non affrontando di petto uno dei problemi irrisolti della città del consumo: la progettazione di aree parcheggio, sfruttando in questo caso l’enorme area satellite di uno shopping mall.

da una scena diDogville (2003) di Lars Von Trier – Grace la protagonista.
Sposando le intenzioni scheletriche della regia si scoprono ricalcate nel progetto, anche le stesse implicazioni spazio-temporali e sociologiche.Simile è la scelta di un ambiente nudo che si priva dell’immediatezza della scenografia si traspone nel linguaggio lento ma emotivamente dinamico della sosta-parcheggio.
da una scena di Dogville (2003) di Lars Von Trier.
Fondamentale in “Learning from Dogville”è la ricerca,attorno l’idea di pianificazione della mobilità urbana.Essa si traduce si in lotti di parcheggi, ma inficiati dall’acutezza indagativa tipica del playground che da sempre inneggia all’avventura e all’architettura come esperienza.
Instant city,dèrive situazionista,scenografia psicologica,sono tutte chance emancipative per le nuove città contemporanee in parte colte secondo noi, da questo progetto.
Dogville è un topos immaginifico,un paese inesistente,le cui case sono rappresentate con semplici perimetri bianchi su uno spoglio palco nero.
Proprio lo stallo, la sua bidimensione segnica imposta dal codice della strada la sua grammatica black&white sulla lavagna d’asfalto diventa indagine sull’ architettura zero dei parcheggi.
Per uscire dallo stallo, tipico schema segnico imposto dal codice della strada,ne si conserva la matrice dimensionale come base per creare 9 parking lots come 9 sono i capitoli della struttura narrativa del film,ciascuna con un suo potenziale esperibile nel tempo e nello spazio oltre la manovra e il tempo legato ad essa.
Arhus Denmark- JaJa architetc- Project: lerning from Dogville
Quello che cambia è il modo di esperire lo spazio:c’è BILKA,che usa le auto come inchiostro per firmare il parcheggio a caratteri cubitali e sfruttare lo sguardo perpendicolare di G.E Google Earth, superfici che si alzano in piccole colline lasciano presagire di li’a poco un uso poco ortodosso del posto auto,promenade di sicurezza per il pedone segnano una decisa tregua con le auto,disposizioni atipiche delle auto creano scene madri per pedoni egocentrici,tipici percorsi di guida diventano lo spazio simulatore per esercitarsi alla guida,e ancora percorsi a tornanti in auto diventano show-room all’aperto per il marchio Mercedes,nostalgici campi da basket attendono la dipartita delle auto per animarsi:unica voce onnisciente fuori campo:il playground.
Arhus Denmark- JaJa Architetcs- Project: learning from Dogville
Arhus Denmark- JaJa Architetcs- Project: learning from Dogville
Tutto diviene il pretesto per invitare l’umanità tout-court delle città a provare l’autarchia sentimentale per questi reietti non-luoghi.E l’auto protagonista ma invista al pedone, privato e confortevole spazio indoor in movimento nello spazio stanco contribuisce nel progetto proprio alla sua creazione scenografica.
Il degrado,il buio e l’invasione reciproca degli spazi che spesso ingenerano situazioni di disagio tipiche viene affrontato con un illuminazione ad hoc che sfrutta i lampioni led e i proiettori delle auto per illuminare i vari set-parcheggio anche oltre la sosta delle auto e oltre i tempi legati al consumo.
Deviando da usurati percorsi e a contrastando attivamente sentimenti come spaesamento,intolleranza nasce la volontà di riscatto per il parcheggio,non-luogo fisico e morale per eccellenza e che spesso vediamo nascosti sotto terra o impilati in apocalittici silos multipiano.
Eureka tower,Melbourne- Australia
(l’asetticità del posto è colorata da enormi input direzionali con grafia enorme e distorta che crea illusioni ottiche a secondo del punto di vista ).
Alla chiusura dello shopping mall il cambio di scena e di attori .
Un progetto che proprio dalla privazione fisica ricava l’imprevedibile ed esponenziale metasignificato.
Ed il risultato è un ribaltamento costante di convenzioni volto a far prevalere il mondo del possibile in una classica situazione metropolitana.






